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Marina
Pizzo
Marina
Pizzo si e´ da poco avvicinata all’universo
musicale in modo "attivo".
Da
parecchi anni suona la chitarra ed è estremamente
attenta alla composizione dei testi, essendo anche
una studentessa ed amante della letteratura. Per
questo i testi, pur avendo perlopiù origine nel
vissuto personale, tendono ad un orizzonte più
ampio. Tra le righe si inseguono rime ed assonanze,
perchè le parole possano avere una loro completezza
estetica anche al di fuori del "vestito"
musicale.
I
pezzi nascono in versione acustica, ma gia´ alla
ricerca di sonorità più elettroniche, dato che le
preferenze musicali di Marina variano da Carmen
Consoli ai Genesis ai Muse alla P.F.M. ai Radiohead...
Questo
pezzo nasce da un’esperienza che è tra le più
comuni ed allo stesso tempo silenziosamente tragiche
delle nostre vite: il naufragare di un amore, che è
non solo un perdere qualcun altro, ma soprattutto un
perdere se stessi e, dunque, doversi ritrovare,
frantumando e poi ricostruendo, dimenticando ed
imparando nuovamente.
L´arrangiamento
e´ stato curato da Salvo Porto, che ha creato
sfumature del tutto particolari con un sapiente
intreccio di suoni che sostengono ed esaltano "l´anima"
del pezzo.
Fondamentale,
inoltre, la chitarra di Luca De Iorio, che ha saputo
interpretare in modo convincente ed originale le
atmosfere cangianti che si susseguono sullo sfondo
di una malinconia ora intuita, ora esplicita, infine
catarticamente al proprio tramonto, sulla scia delle
note discendenti che ne accompagnano la fine.
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